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Ciao, Massimo, e grazie…

Il mondo del motociclismo piange la scomparsa di uno dei suoi geni più conclamati. Tra i fondatori della Bimota e creatore di gioielli assoluti quali la Ducati 916 le MV Agusta F4 e Brutale, il tecnico, progettista e designer riminese se n’è andato per un male incurabile

di Tarcisio Olgiati

Massimo Tamburini non c’è più. Un tumore ai polmoni ce lo ha portato via la notte scorsa dopo pochi mesi di malattia… Tamburini, che a novembre avrebbe compiuto 71 anni,  era un genio riconosciuto del motociclismo, a lui si devono alcune delle moto più memorabili, vere opere d’arte tra cui anche modelli, non a caso, esposti nei più prestigiosi musei (come la MV Agusta F4, che i visitatori del Guggenheim di New York possono ammirare (cliccate qui per qualche foto delle sue più belle moto).

 

PRIMA DI TUTTO LA PASSIONE

Nato a Rimini nel 1943, da sempre era un appassionato di moto, di quelle sportive in particolare. La sua prima special fu una reinterpretazione di una MV Agusta 600 4 cilindri stradale. La moto fu rivista in tutto, tanto che alla fine ne uscì una replica della moto di Agostini. E andava pure forte, tanto che piacque ad appassionati e piloti, ma non al conte Agusta… Era il 1971 e la Bimota, società fondata con Morri e Bianchi, esisteva già ma si occupava di altro (riscaldamento e climatizzazione). Ma il seme motociclistico stava germogliando. La prima Bimota fu una special nata “ricondizionando” una Honda 750 Four dopo una caduta a Misano. Apprezzata dagli addetti ai lavori, questa moto fu la molla che diede il via alla fondazione della Bimota Meccanica e alla produzione di repliche di quella che ormai era da tutti conosciuta come HB1. Il resto della storia della Bimota lo conoscete: Tamburini e Morri diedero vita ad una serie di moto eccezionali che impiegavano motori giapponesi incastonati in ciclistiche nella più pura filosofia corsaiola italiana, il tutto vestito con carenature tanto belle quanto aerodinamicamente funzionali.

 

SE FUNZIONA BENE È PER FORZA BELLO

Tamburini aveva una filosofia nel progettare le moto: “Quando (un componente) avrà raggiunto il massimo dell’efficacia e superato tutti i test previsti svolgendo le funzioni per le quali è stato pensato nella maniera più semplice, novantanove volte su cento sarà anche bello”. Non era un designer puro, diceva di essere stato costretto a farlo “perché non c’era nessuno a farlo quando iniziammo”. Ma è grazie a questa impostazione che le cue creature sono da tutti riconosciute come vere e proprie opere d’arte. Cliccate qui per leggere una bella descrizione del metodo di lavoro di Tamburini fatta dal suo “allievo” Sergio Robbiano, in un articolo di Super Wheels.

 

I CAPOLAVORI DEL DUO TAMBURINI-CASTIGLIONI

Nel 1985 Tamburini viene ingaggiato da Castiglioni ed entra a far parte del gruppo Cagiva, firmando moto come la  Freccia C9, Freccia C10, Freccia C12 e Mito. Nel frattempo il Gruppo Cagiva ha acquisito Ducati, e anche per il marchio bolognese Tamburini sforna un capolavoro dietro l’altro. La Paso, innanzitutto, poi il suo contributo è fondamentale per la nascita delle 851 e 888, ma soprattutto è la 916 a segnare una vetta che sembrava insuperabile (stile, efficacia prestazionale, risultati sportivi, innovazioni tecniche…). Invece sarebbe bastato aspettare.

Il rilancio del marchio MV Agusta da parte di Castiglioni diede la possibilità a Tamburini di regalarci la bellissima F4 e la sua sorella nuda, la Brutale. Ossessionato dal concetto di “alleggerimento”, il geniale riminese si era gettato anche nella progettazione della moto per tutti, che nel 2006 si era concretizzata nella Husqvarna STR, una specie di motard ultra regolabile e pensata per costare meno di 8.000 euro.

 

IL… PENSIONAMENTO

Nel 2008 il Gruppo MV Agusta passa nelle mani di Harley-Davidson e Tamburini ne approfitta per dare le dimissioni da amministratore delegato del CRC (Centro Ricerche Cagiva), di fatto “pensionandosi” (pare per divergenze con le strategie aziendali volute dagli americani). Ma questo non significa che non continuasse a pensare anche alle moto, anzi ultimamente stava prendendo forma una moto dedicata ai super appassionati della pista.

 

Ma non c’è stato il tempo e Tamburini, che nel 2012 era stato insignito dalla città di Rimini col Sigismondo d’oro, onorificenza riservata ai cittadini più insigni, si ricongiungerà col suo compagno di sogni e follie motociclistiche: Claudio Castiglioni.

 

Grazie, Massimo, per tutto quello che hai dato al mondo della moto. Ci mancherai. La redazione di Motociclismo si stringe in un affettuoso abbraccio alla famiglia.

 

 

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